Fiume Cherio
Il fiume Cherio scorre all’interno della provincia di Bergamo, per una lunghezza totale di 32 km. Attraversa il territorio di vari comuni, tra cui quello di Palosco, oggetto di interesse in questa occasione, prima di confluire nell’Oglio, di cui è affluente di destra. Il fiume Cherio forma anche il lago di Endine, nella Val Cavallina, definendo un paesaggio molto caratteristico e interessante dal punto di vista delle potenzialità della natura come infrastruttura di protezione. Per quanto riguarda le esondazioni, sono frequenti anche se piuttosto circoscritte in zone non particolarmente urbanizzate. Questo è il motivo per il quale il fiume Cherio può diventare un esempio illustrativo del ruolo protettivo della natura.
Un’altra caratteristica interessante del fiume Cherio riguarda la questione ambientale: infatti, nel recente passato si sono verificati episodi di morìe di pesci, così come anche sversamenti di materiali che hanno preoccupato molto la popolazione locale.
Si tratta dunque di un fiume da tenere in attenta considerazione, da entrambi i punti di vista: gli scenari rappresentati di seguito tengono conto della possibilità di agire, in modo esclusivamente naturale, per ridurre la vulnerabilità tanto alle esondazioni, quanto alla eventuale presenza di contaminazione chimica.
Prima, però, l’immagine di riferimento che fa da base sulla quale si sono realizzate le simulazioni (immagine datata 23 Marzo 2007, caricata online, licenza Creative Commons, ritagliata a dimensioni di 1024×1024 pixel).
Il Fiume Cherio nel Suo Tratto Finale in Quel di Palosco
L’immagine di riferimento, sebbene non recente, rappresenta un caso emblematico di molti tratti fluviali situati in aree a bassa urbanizzazione. Ci troviamo infatti in prossimità della confluenza del fiume Cherio nel fiume Oglio, in un contesto caratterizzato da un’elevata presenza di elementi naturali e da una limitata pressione antropica.
La diffusione di vegetazione e suolo naturale costituisce un valore aggiunto su cui intervenire in modo mirato, anche nell’ottica di rendere più efficaci eventuali opere infrastrutturali esistenti, come le vasche di laminazione, integrandole con soluzioni basate sulla natura.
Sul lato sinistro dell’immagine lo spazio di intervento risulta limitato dalla presenza della strada e di elementi connessi alla viabilità. Sul versante destro, invece, l’area disponibile è decisamente più ampia e si presta alla realizzazione di scenari differenziati. In un contesto territoriale come questo, caratterizzato dalla vicinanza ad altri corsi d’acqua di rilievo, l’incremento della permeabilità del suolo rappresenta la strategia prevalente.
In particolare, l’aumento della capacità di infiltrazione e ritenzione idrica del suolo, concentrato soprattutto sul versante destro, deve svolgere una duplice funzione: rallentare il flusso dell’acqua e contribuire alla riduzione della portata sia in caso di esondazione sia in presenza di deflusso superficiale generato da precipitazioni intense. In tali condizioni, il ruscellamento verso l’alveo costituisce uno dei fattori determinanti per l’innesco o l’aggravamento degli eventi di piena.
Accanto alla funzione infiltrativa, non deve essere trascurato il ruolo di barriera naturale che specifici elementi vegetali possono esercitare. Tale funzione risulta particolarmente rilevante sul versante sinistro, a protezione della strada e delle aree insediate, ma assume importanza anche nella fase post-esondazione, quando la vegetazione può contribuire alla filtrazione e alla progressiva depurazione delle acque di ristagno.
Gli scenari elaborati per questo tratto del fiume Cherio tengono quindi conto non solo della riduzione della vulnerabilità alle esondazioni, ma anche della gestione del periodo successivo agli eventi estremi, integrando obiettivi di sicurezza idraulica e prevenzione sanitaria, sia in condizioni ordinarie sia in situazioni di emergenza.
Sintesi
Sulla base dell’immagine di partenza, il fiume Cherio, nel tratto che scorre nel terriotrio di Palosco, può essere sottoposto a un intervento di:
- incremento della capacità di infiltrazione e ritenzione idrica del suolo;
- creazione di barriere naturali protettive, con intensità differenziata tra i due versanti;
- rallentamento e riduzione della portata del deflusso superficiale;
- rimozione selettiva di specifici inquinanti ambientali, mediante l’introduzione di elementi naturali biocompatibili dotati di affinità nei confronti delle sostanze rilevate o potenzialmente presenti.
Le immagini seguenti mostrano 4 possibili trasformazioni del territorio (scenari), ottenute a partire da una fotografia reale e rielaborata con strumenti di intelligenza artificiale. Gli elementi naturali presenti (corsi d’acqua, vegetazione, aree di espansione, sistemi verdi, suolo) sono stati rafforzati, ampliati e/o riorganizzati per mostrare come la natura potrebbe svolgere una funzione più efficace di protezione contro eventi alluvionali estremi.
Non si tratta di progetti esecutivi, ma di visualizzazioni esplorative, pensate per rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile nel dibattito pubblico: il potenziale della natura come prima infrastruttura di sicurezza. Queste immagini sono un invito al confronto.
Primo Scenario

In questo scenario si evidenziano interventi differenziati tra i due versanti. Sul lato sinistro l’attenzione è rivolta principalmente all’aumento della capacità di infiltrazione del suolo, mentre sul versante destro si sviluppa un’azione più strutturata di contrasto alla contaminazione e di rallentamento del flusso.
Sul versante sinistro l’inserimento degli elementi naturali è organizzato secondo una sequenza alternata di fasce vegetate e strisce filtranti prive di copertura erbosa, costituite da suolo ad alta permeabilità. Sono presenti tre file parallele di elementi vegetali, separate da due strisce infiltranti, con l’obiettivo di alternare barriere vegetali e superfici a elevata capacità di assorbimento.
Sia in caso di esondazione sia in presenza di deflusso superficiale, l’acqua si trova quindi a interagire con una serie progressiva di dispositivi naturali che ne rallentano la velocità e ne riducono gradualmente la portata. L’alternanza tra fasce filtranti e vegetazione barriera rappresenta una configurazione ricorrente nelle aree a bassa urbanizzazione, dove è possibile distribuire l’intervento su superfici estese.
Nel presente scenario le strisce filtranti non sono vegetate, principalmente per rendere visibile in modo chiaro la struttura dell’intervento. Nella pratica, tali superfici possono essere integrate con coperture erbacee a bassa densità, mantenendo comunque la funzione prevalente di infiltrazione.
Sul lato destro, in prossimità della rima dell’acqua, è presente una fascia di suolo altamente permeabile, destinata ad ammortizzare gli innalzamenti periodici e di modesta entità del livello idrico. Alle sue spalle si sviluppano elementi vegetali selezionati per la capacità di assorbimento e immobilizzazione degli inquinanti intercettati dal primo strato infiltrante.
L’ampia area disponibile sul versante destro ospita inoltre un manto di vegetazione diffusa su suolo ad alta capacità assorbente. Questa configurazione contribuisce al rallentamento del deflusso superficiale, favorendo la ritenzione idrica e i processi di depurazione naturale.
Nel complesso, questo scenario è particolarmente adatto a condizioni di normalità o di moderata criticità idraulica. La sua efficacia risiede nell’azione costante di infiltrazione, ritenzione e depurazione, mentre l’effetto barriera risulta meno marcato, rendendolo meno indicato per fronteggiare esondazioni di elevata intensità.
Secondo Scenario

In questo scenario la protezione naturale integra in modo equilibrato due funzioni principali: l’effetto barriera e l’incremento della capacità di infiltrazione e ritenzione idrica del suolo. Entrambi i versanti concorrono sia al rallentamento del flusso sia all’assorbimento progressivo delle acque, in caso di esondazione o di deflusso superficiale generato da precipitazioni intense.
Sul versante sinistro, rispetto al primo scenario, sono presenti due strisce di suolo non vegetato ad elevata permeabilità, separate da una fila di arbusti di altezza significativa. Tale configurazione è finalizzata a intercettare e rallentare sia le acque di esondazione sia il deflusso superficiale proveniente dall’area retrostante, favorendo un accumulo temporaneo in corrispondenza della fascia arbustiva e una successiva infiltrazione diffusa attraverso le superfici permeabili adiacenti.
Nella parte superiore dell’immagine, lungo la riva sinistra, si osserva una serie di piante acquatiche robuste con funzione di stabilizzazione spondale e di barriera idraulica. Elementi analoghi sono presenti anche sul versante opposto, ma in posizione differente, a riflettere le diverse condizioni di velocità del flusso e a migliorare l’effetto di rallentamento nei punti più sensibili.
La presenza di arbusti di dimensioni maggiori nella porzione centrale superiore del versante sinistro rafforza ulteriormente la protezione nei confronti degli insediamenti situati a breve distanza dall’alveo, aumentando la capacità di attenuazione della portata in caso di evento di piena.
Sul versante destro si evidenzia una fascia di piante acquatiche in prossimità della rima dell’acqua, con funzione combinata di depurazione e consolidamento dell’argine. Tale fascia definisce un margine netto del percorso fluviale, oltre il quale si sviluppa una zona pianeggiante con vegetazione molto bassa e suolo ad elevata capacità di assorbimento.
Questa zona piana è concepita come area di raccolta temporanea, destinata a favorire l’accumulo controllato delle acque e a limitarne lo scambio diretto con il fiume. È delimitata anteriormente dalla fascia di piante acquatiche e posteriormente da una barriera vegetale con funzione prevalente di rallentamento del flusso, così da incentivare la ritenzione idrica e l’infiltrazione progressiva.
Nel complesso, questo scenario attribuisce priorità alla capacità di rallentare in modo significativo, e in alcuni casi quasi arrestare, la progressione dell’acqua in entrambe le direzioni, portando al massimo livello possibile l’assorbimento su entrambi i versanti.
Terzo Scenario

Il terzo scenario riprende l’impostazione del precedente, introducendo però un rafforzamento sostanziale del versante destro, dove è prevista una fascia di vegetazione alta, fitta e strutturata, con funzione di barriera efficace nei confronti sia delle acque di esondazione sia del deflusso superficiale proveniente dall’area retrostante.
Questa configurazione presuppone la necessità di contrastare volumi d’acqua più consistenti, risultando quindi particolarmente indicata in presenza di precipitazioni intense o frequenti.
Procedendo dalla rima dell’acqua verso l’interno del versante destro, si distinguono quattro livelli di protezione.
Il primo livello è costituito dalla fascia di piante acquatiche con funzione depurativa e stabilizzatrice dell’argine, analoga a quella descritta nel secondo scenario.
Il secondo livello è rappresentato da un’area vegetata ad elevata capacità di infiltrazione, arricchita dalla presenza di specie acquatiche galleggianti selezionate per la capacità di assorbimento mirato di nutrienti e contaminanti chimici, inclusi metalli pesanti e idrocarburi. La composizione di questa fascia può essere modulata nel tempo in funzione dei parametri chimico-fisici rilevati.
Il terzo livello consiste in una zona di vegetazione alta e densa, composta da specie differenziate per struttura e sviluppo verticale. Questa fascia agisce come barriera fisica al flusso, riducendo la velocità e la portata delle acque, favorendo l’accumulo temporaneo nella zona antistante e incrementando l’efficacia complessiva dell’infiltrazione. L’estensione e la geometria di tale area risultano determinanti ai fini dell’effetto barriera.
Il quarto livello è costituito da un’ulteriore area infiltrante, situata più internamente, con funzione di regolazione finale della velocità e della portata del flusso in entrambe le direzioni. Pur avendo un effetto meno marcato rispetto ai livelli precedenti, contribuisce alla stabilizzazione complessiva del sistema.
Per queste caratteristiche, il terzo scenario risulta particolarmente adatto in caso di esondazioni significative e di eventi meteorici intensi, grazie alla combinazione strutturata di rallentamento, accumulo temporaneo e infiltrazione progressiva.
Quarto Scenario

Il quarto scenario introduce un elemento distintivo sul versante destro: un sistema di vie inerbite disposte su più livelli altimetrici, progettate per intercettare e convogliare le acque di esondazione verso un’area esterna di accumulo e depurazione.
Le vie inerbite, riconoscibili per la differente tonalità della copertura vegetale, rappresentano percorsi preferenziali di deflusso controllato. La presenza di più tracciati paralleli consente di distribuire il volume idrico e di raccoglierlo in modo tempestivo, riducendo la dispersione incontrollata sul versante.
La diversa composizione vegetale delle singole vie inerbite è funzionale a obiettivi specifici: filtrazione dei sedimenti, riduzione della velocità del flusso e assorbimento selettivo di contaminanti chimici. La scelta delle specie viene effettuata in base alle caratteristiche qualitative delle acque e ai potenziali carichi inquinanti del tratto considerato.
Al di sotto delle vie inerbite è presente una fascia vegetata diffusa, con funzione filtrante e di supporto, destinata a intercettare la quota residua di acqua che non viene completamente convogliata nei percorsi preferenziali, rafforzando l’azione depurativa complessiva.
Sul versante sinistro si osserva una maggiore densità di vegetazione bassa in prossimità della rima dell’acqua, seguita da una zona ad elevata capacità di infiltrazione e ritenzione priva di copertura vegetale. Solo in corrispondenza del margine estremo, a contatto con la rete stradale, è prevista una fascia di piante con duplice funzione: costituire l’ultima barriera alle acque di esondazione e intercettare gli inquinanti di origine veicolare, che possono essere mobilizzati dal deflusso superficiale e convogliati verso l’alveo.
Questo scenario risulta particolarmente adatto in caso di esondazioni moderate e per il controllo costante dei carichi inquinanti. La combinazione tra deflusso guidato, filtrazione selettiva e infiltrazione diffusa lo rende una soluzione flessibile, capace di adattarsi a diversi livelli di rischio idraulico e ambientale e di costituire la base per configurazioni di protezione naturale più articolate.
Riepilogo Immagini
Di seguito le immagini, con possibilità di ingrandimento, dei quattro scenari descritti sopra.




Disclaimer
Queste immagini non propongono soluzioni, ma diverse possibilità. Sono state generate a partire da una fotografia reale (al momento dello scatto) e rielaborata con strumenti di intelligenza artificiale per immaginare come il territorio potrebbe apparire se la natura fosse rafforzata nel suo ruolo di protezione. Gli elementi presenti non rappresentano interventi progettuali né indicazioni operative, ma una visualizzazione esplorativa basata su principi noti di gestione naturale dell’acqua e di ogni altra risorsa.
Ogni territorio ha caratteristiche, vincoli e storie proprie: inoltre per questo le immagini postate sopra non vanno lette come risposte, ma come domande aperte rivolte a chi vive, amministra e conosce questi luoghi. Il loro scopo è rendere visibile ciò che spesso rimane astratto: il potenziale della natura come prima infrastruttura di sicurezza.
Le visualizzazioni presenti sul portale non costituiscono proposte progettuali, né indicazioni tecniche, ma diventano strumenti di supporto al dialogo e alla riflessione collettiva. In estrema sintesi si può concludere che le immagini del portale non sostituiscono il confronto locale, bensì lo aprono.