Eco Robot: 3 Armi Eccezionali Per Trionfare Sui Rischi

Vi sono robot giocattolo, i soft robot, i mini robot ed anche i robot umanoidi. Ma cosa serve per fare un Eco Robot?

Vale la pena di ricordare una vetusta, ma sempre straordinaria ed emozionale sigla televisiva che, adattata ad per l’occasione ad un “Eco Robot”, potrebbe diventare:

Lui ricicla metalli e plastica….. /

I rifiuti dell’elettronica….. /

Curitiba è casa sua….. /

Suona bene e dal punto di vista operativo è anche meglio. Si, perché il tema del riciclo dei rifiuti, oltre a tutto quanto riguarda le battaglie contro inquinamento e cambiamenti climatici, andrebbe conosciuto “cantando”.

Chissà che, come la musica è un esercizio di arte e creatività, non possano uscire tante belle idee innovative su come vincere le grandi sfide ambientali e climatiche del presente e del futuro.

Per lo scopo, possiamo trovare dei grandi alleati, come un eco robot, ad esempio.

In questa nostra analisi un pò idealista, ma sempre poggiata su basi estreamente concrete, andremo alla ricerca di un nuovo “modello operativo” che si sta pian piano facendo largo in alcuni paesi del mondo.

Esso prevede il supporto all’azione umana da parte di robot, umanoidi e non, per vincere insieme contro inquinamento e cambiamento climatico.

Eco Robot nel Green Dream Park - immagine Aibob blogspot
Eco Robot nel Green Dream Park – immagine Aibob blogspot

Eco Robot: Dal Sogno Alla Realtà

Non possiamo non commuoverci sapendo che, in un importante parco cinese, il “Green Dream Park”, c’è un grande robot costruito esclusivamente di materiali riciclati.

Un lavoro davvero preciso e decisamente notevole, che simboleggia da un lato la straordinaria inventiva dell’uomo.

Dall’altro c’è il sogno, o forse il bisogno, di sapere che un grande e diverso “essere” nostro amico combatte con noi la battaglia della sostenibilità.

Sul piano “estetico”, l’ispirazione ai grandi “cugini” giapponesi è evidente e la cura dei dettagli davvero notevole.

Un grande simbolo, statico certo, ma capace di muovere una moltitudine di anime e di volontà nelle persone che lo osservano stupiti.

Lui è il nostro riferimento, il nostro Eco Robot.

A lui si devono ispirare tutti gli altri ed in ogni singola azione sul territorio deve essere sempre messa al centro la sostenibilità vera, l’integrazione e non la sostituzione dell’umanità con la tecnologia.

Sembrano giocattoli ma non lo sono – immagine Robotics Business Review

Robot Giocattolo: Si Può Fare Anche Così

Certo, non è del tutto necessario avere un robot enorme, anzi forse, almeno per adesso, adattare l’uso di piccoli robot giocattolo, quuando possibile, è persino meglio.

A tal proposito, non possiamo non citare lo straordinario esempio educativo della Maker Bay, fondata da Cesar Jung Harada, uno degli innovatori ambientali più importanti del nostro tempo.

Con il suo gruppo di lavoro, Harada mette a disposizione know-how e strumenti per bambini ed adolescenti nella creazione del loro piccolo robot giocattolo che, comunque, tanto “giocattolo” non è.

Questo è realizzabile con vari materiali, l’importante è che, in qualche modo, poi si riesca a muovere ed a controllare da remoto.

Si scrive robot giocattolo, ma si legge robot di utilità ambientale e sociale.

Un Lego robot che non è un robot giocattolo – immagine Lego

Lego Robot: Educare Alla Sostenibilità Reale

Esistono molti lego robot, che a loro volta possono a buon diritto diventare degli eco robot, vale a dire impiegati per “fare il bene” dell’ambiente e del clima.

Nonstante siano Lego, non si tratta propriamente di robot giocattolo, anzi.

Un esempio molto interessante, nonostante la cessazione del programma Lego Mindstorms nel 2021, rimane questo Kit di Robotica Virtuale.

Molto utile in fase di programmazione per la valutazione di ambienti, cosa sempre più essenziale sia in fase predittiva che simulatia di scenari anche legati ad inquinamento e clima.

Questo aspetto educativo è essenziale per almeno due motivi: prima di tutto, perché crea una nuova coscienza ambientale basata su dati oggettivi.

Inoltre, c’è anche un aspetto “formativo” di non poco conto: fare in modo che i giovanissimi possano avere dimestichezza con questi strumenti li rende ottimi candidati a continuare questa mansione in futuro, per un apporto sempre migliore alla causa ambientale grazie all’uso delle tecnologie.

Eco Robot con comandi da remoto
Il controllo remoto come chiave di tutto – immagine Mech-Dickel Robotics @YouTube

Eco Robot Telecomandato: Battaglie Da Remoto

Il controllo da remoto è essenziale non solo dal punto di vista tecnico, ma anche per la maggiore partecipazione possibile da parte dei cittadini (es. scuole e società sportive).

Non è necessario, certo, che si arrivi al livello di complicazione tecnologica presentato ad esempio dal Solarino Beach Cleaner Robot, un robot controllato da remoto per la pulizia delle spiagge.

Esistono comunque vari robot (come anche robot giocattolo) che possono essere comandati da remoto, di varie dimensioni, che già adesso porterebbero determinati vantaggi nele operazioni di contrasto all’inquinamento, pur se è necessaria una certa organizzazione.

Una delle cose su cui si stanno facendo ricerche specifiche, è data dalla possibilità di controllare da remoto più robot allo stesso tempo.

Questo per configurare l’uso di una “flotta” o “banco” di piccoli eco robot tutti finalizzati ad assorbire o rimuovere uno o più inquinanti, tanto dal suolo quanto dalle acque.

Non è la stessa cosa, ma l’uso di droni per il monitoraggio della qualità dell’aria è già una realtà, sebbene non sia ancora diffusissima.

L’aspetto interessante, legato alla possibilità di telecomandare i droni da remoto, è la simultaneità.

Quando più droni volano nello stesso momento, in aree diverse, il confronto tra le varie zone è molto più accurato e permette di avere una fotografia della situazione in divenire, molto più delle stazioni fisse.

In primo piano Isla, la Giftia protagonista di Plastic Memories – immagine Anime Image

Robot Umanoidi: Sarà Un Mondo Di Giftia ed hIE?

Il tema dei robot umanoidi è stato sempre molto dibattuto e non possiamo certo omettere che uno sviluppo in questo senso sarebbe davvero utile sul piano pratico, sebbene è naturale che si detemrineranno delle questioni etiche molto importanti.

Abbiamo degli esempi molto interessanti, già affrontati dal mondo degli anime giapponesi, per esempio.

Il primo caso certamente è quello dei Giftia, androidi costruiti da una speciale azienda nell’anime Plastic Memories, uno dei più toccanti e drammatici che siano mai stati realizzati, senza dubbio.

Il senso di questi umanoidi è quello di sopperire alla mancanza di persone reali nelle famiglie, siano essi figli, genitori, nipoti o semplicemente amici.

E’ possibile provare sentimenti per un androide, sebbene esso sia programmato per rispondere ai nostri gusti?

Questo era il senso dell’anime, che tra l’altro fornisce diversi spunti di riflessione sul tema del rapporto tra umani e tecnologie.

Lacia, la hIE protagonista di Beatless – immagine Gambar Anime

Il Caso Speciale delle hIE

Altro caso da conoscere è quello presentato da un diverso anime giapponese, Beatless.

Esso propone una chiave di lettura molto particolare del rapporto tra umani e robot umanoidi.

Secondo la storia narrata nell’anime, le intelligenze artificiali (hIE) supereranno l’intelligenza umana ed allora cercheranno di sopravvivere nel mondo.

Per alcune non vi sarà più necessità di avere un rapporto con gli esseri umani.

Altre, al contrario, si schiereranno al fianco degli umani perchè convinte che il progresso non possa mai disgiungersi dall’umanità, che viene definita dall’insieme degli esseri umani con i loro, sempre più perfezionati, strumenti.

Forse un giorno si potranno provare “sentimenti” per dei robot umanoidi?

Certo la strada è lunga e tortuosa, resta il fatto che già da oggi dobbiamo decidere le regole del nostro rapporto con la tecnologia.

Per questo specifico scopo ambientale, siamo decisamente facilitati.

Un drone che combatte gli incendi – immagine Financial Tribune

Robot Combat: Sconfiggere Inquinamento e Cambiamento Climatico

Combattere contro le minacce ambientali del nostro tempo e del futuro, intese sia come inquinamento che fattori favorenti il cambiamento climatico.

Cosa che trova un teatro importante anche nelle guerre vere e proprie, come ben ci insegna il caso dell’Afghanistan.

Questa è la missione cui dobbiamo assegnare sempre più robot e tecnologie, nell’ottica di un completamento e miglioramento delle azioni che possiamo già ora compiere.

Pensiamo all’inquinamento del suolo, alla presenza di molti rifiuti anche tossici liberi nell’ambiente, alle microplastiche così come a tantissime altre minacce che sono ad oggi “silenti” e persino ignorate dalle normative.

Le tecnologie, se ben usate e controllate, saranno la chiave di volta per evolvere più rapidamente di quanto facciano i rischi (lo vedremo meglio in seguito con i mini robot ed i soft robot).

Solo allora avremo conquistato un vantaggio competitivo che sarà decisivo per vincere.

Gaiking – immagine The Movie Database

Gaiking Il Robot Guerriero In Versione Eco

Anche questo robot del passato ha fatto da riferimento per alcuni studiosi ed appassionati di robotica, che hanno cominciato a lavorare su un progetto emulativo in scala reale.

Tuttavia, il caso più emblematico in questo specifico settore è il seguente.

Tempo fa causò molta ilarità l’intenzione di un partito politico giapponese di provare a costruire un vero “Gundam” eco robot, a grandezza naturale, da adibire a vari scopi. Non un robot giocattolo o solo da ammirare, anche da usare per qualche scopo.

In realtà non vi è proprio nulla da ridere, perché in tale progetto è racchiuso un sogno, quello di milioni di persone.

Giovani e meni giovani che sono cresciuti educati al bene che vince sul male, ai buoni che combattono i cattivi, alla vita che ritorna dopo la distruzione.

Ora più che mai abbiamo bisogno di armi nuove per combattere la battaglia contro le grandi minacce ambientali e climatiche del nostro tempo e del futuro.

Sapere di poter contare su alleati che ci danno tanto prima di tutto sul piano emozionale, è una grande iniezione di fiducia.

Dai robot giocattolo e mini robot, fino all’ultra-complesso Colossus, un robot usato per i salvataggi durante gli incendi – immagine Indiatimes.com

Eco Robot per l’Emergenza: Uno Spazio Già Frequentato

Ma ci sono anche le emergenze naturali e tecnologiche.

Così come oggi sono già attivi robot speciali ad uso degli artificieri per disinnescare bombe, dobbiamo adattare ciò che già esiste all’intervento diretto nei confronti degli inquinanti e dei fattori climatici.

Un esempio molto illustrativo è applicabile a quanto osservato a proposito dei pesci robot.

E’ necessario che essi siano modificati in alcune componenti per fare in modo che possano intervenire, in tempo reale, per limitare o rimuovere specifici inquinanti dalle acque a comando.

Allo stesso modo, l’azione in acqua deve essere possibile anche sul piano “meccanico”.

Questo per l’intervento su sorgenti di inquinanti e/o per rimuovere ostacoli naturali che diventano fattori di rischio in caso di alluvione od altre calamità.

La via è tracciata, ora tocca alla tecnologia rendere il tutto nons olo più efficiente, ma anche entusiasmante.

Eco Robot in un'altra declinazione
Un prototipo del mech umanoide di Hankook Mirae Technologies – immagine History Channel

Robotica Industriale: Una Grande Occasione

Dalla Corea arriva l’esempio della Hankook Mirae Technologies Inc., azienda specializzata nella creazione di mech umanoidi da utilizzare al servizio dell’umanità in due modi.

Il primo, quello di lavorare in ambienti “critici”, ad esempio in infrastrutture ad alto rischio di incidente o contaminazione.

Il secondo, quello di dare supporto nelle azioni di recupero e ricerca a seguito di calamità naturali.

Allo stesso modo, comunque, questi mech umanoidi possono ben essere adattati ad altre situazioni tali da trasformarli in veri eco robot.

Il pilota all’interno del mech – immagine Popular Mechanics

Robot Intelligente

Un altro punto molto dibattuto e certo interessante è quello della gestione di questi mech umanoidi (pur se il tema riguarda tutti i robot immaginabili).

Chi deve guidarli?

Devono essere autonomi?

Del resto non si tratta di un robot giocattolo, per cui formazione ed addestramento per pilotarlo sono necessari.

Al momento la Hankook Mirae prevede che vi sia un “pilota” all’interno, proprio come nella migliore tradizione dei cartoni animati storici giapponesi.

Tuttavia un giorno sarà forse possibile che essi possano eseguire una missione ambientale controllati da remoto.

Tuttavia, al momento il controllo umano è da preferirsi, anche e soprattutto in ottima di partecipazione e coinvogimento diretto.

Ad oggi il programma della Hankook Mirae Technology è un pò in stand by, almeno per quanto riguarda gli avanzamenti e lo sviluppo ulteriore.

Purtroppo i costi sono un importante limite, unitamente alle difficoltà di diffondere l’uso di questi mech umanoidi.

In ogni caso, l’esempio fornito all’umanità è semplicemente epocale.

Ma non di soli mastodonti è fatta la robotica.

Un mini robot a forma di libellula – immagine CadNav

Mini Robot

Sono piccoli scarafaggi, millepiedi, mosche, zanzare, libellule e persino lombrichi.

Tuttavia, se li osserviamo da vicino, possiamo notare che non sono esseri viventi, bensì mini robot che hanno la facoltà di esplorare le zone a cui sono assegnati, con uno straordinario livello di dettaglio.

La difficoltà che si sta incontrando in questo momento storico è quella di realizzare efficaci ed efficienti sistemi di controllo remoto per comandare una “legione” numerosa di mini robot sul campo.

Quando vi saranno più possibilità da questo punti di vista, sarà possibile organizzare vere e proprie “spedizioni” di mini robot.

Tutte finalizzate a risolvere problemi ambientali che necessitano di una capillarizzazione assoluta, in spazi angusti dove soltanto un mini robot (davvero mini) può arrivare.

La prima applicazione sarà quella dell’individuazione di sorgenti di contaminanti.

Poi anche la possibilità di “assaggiare” alcuni elementi per comprenderne la situazione reale, in senso di rischio ambientale e climatico. In questo caso specifico i mini robot possono davvero cambiare il modo di rapportarci con l’ambiente.

Anche l’intervento diretto per “suturare” o “saldare” alcuni spot di rilascio di sostanze chimiche potrà diventare un importante campo di applicazione.

Oltre a molto altro, naturalmente.

Mini robot, massima resa sul campo.

Un soft robot a forma di polpo con maggiori capacità di movimento – immagine Queen Mary University of London

Soft Robot

Questa della “soft robotics” è davvero una svolta per l’affascinante mondo della robotica.

In più, la nostra missione ambientale contro inquinamento e clima potrà giovare tantissimo dei “soft robot”.

Questo perché la parola d’ordine sia nelle operazioni di intervento ambientale, sia nell’ambito della robotica “molle”, è sempre la stessa: duttilità (o adattabilità, se si preferisce).

I soft robot sono, appunto, robot “molli”, nel senso che hanno una struttura più duttile e non rigida come tutti gli altri.

In termini pratici, il vantaggio maggiore (per scopi ambientali) dei soft robot è la semplicità del sistema di presa.

Esso permette al robot di “impugnare” strumenti con maggiore facilità.

Questo si traduce nella possibilità di usare un soft robot per intervenire direttamente sul sito di una barriera naturale.

Lo stesso vale nell’ambito di un ambiente naturale sul quale serva effettuare una “modifica” o una “aggiunta” per fini di protezione ambientale.

Pensiamo poi alla possibilità di combinare mini robot e soft robot per missioni sempre più complesse: eco robot alla massima potenza.

Un’altra qualità dei soft robot è poi la possibilità di poter aderire molto meglio ad altre strutture o microambienti.

Questa cosa consente di poterlo lasciare in sede pronto per essere attivato al bisogno.

Una tale capacità è semplicemente provvidenziale quando serve agire in tempi stretti.

Più in generale, è ottimo per ogni cosa riguardi l’acqua, ovvero la matrice ambientale attraverso cui gli inquinanti si muovono con maggiore imprevedibilità.

Un Eco robot vegetale
Non solo robot umanoidi, mini robot e soft robot: anche alberi robot – immagine Kelowna Daily Courier

Eco Robot Come Avanzamento Per La Biorobotica

Macchine che sanno imitare i sistemi biologici: questa è, in sintesi, la definzione di biorobotica.

Non entriamo nei dettagli di questa affascinante ed anche per taluni un poco inquietante materia, ben diversa dall’analisi di piccoli robot giocattolo o mini robot.

Limitiamoci a considerare un punto di arrivo a cui tendere per il futuro.

Come le piante geneticamente modificate possono radicalmente cambiare il mondo dell’energia, ad esempio, lo stesso può accadere con il “comparto inquinamento” e con quello del clima.

In questi casi, la “modificazione” delle piante permette di catturare più inquinanti.

Piante modificate permetterebbero di rivegetare zone che non possono tornare alla vita date le ardue condizioni della zona oggetto di intervento.

Spingendoci però più avanti, cosa potremmo trovare, se non speciali piante robotiche tipo soft robot, in grado di fare persino meglio delle controparti OGM?

Il tutto potrebbe essere visto come qualcosa di sconcertante, tuttavia la presenza contemporanea di difese naturali (insieme alle strategie che mirano a rendere l’ambiente “immune” da inquinamento e cambiamento climatico), intelligenze artificiali e robotica rappresenta un mix davvero troppo “invitante” per non provare a fare il massimo contro le grandi minacce ambientali e climatiche del nostro tempo e del futuro.

La cosa davvero importante, quella che conta più di tutte, è regolare i rapporti con norme precise.

Solo così ogni componente saprà esattamente cosa fare, cosa non fare e, soprattutto, cosa non diventare.

Ed ecco Optimus, la creazione di Tesla nel settore dei robot umanoidi – immagine Tesla

Tesla Robot Umanoide

Dai robot giocattolo ai robot umanoidi, il passo non è molto lungo.

Si chiama Optimus e speriamo che in questo caso si possa davvero applicare l’antico adagio… di nome e di fatto.

La ragione che ha spinto l’azienda a crearlo è la necessità di fare lavori o svolgere specifiche mansioni che gli umani non vogliono più fare.

Potremmo dire che è un bene, quando realmente le cose si “integrano”, ma che è altrettanto un “male”, quando c’è rischio di sovrapposizione.

Ancora una volta non è questione di “cosa”, ma di “come”.

Tralasciando l’aspetto estetico che è, per così dire, alquanto essenziale, questo Optimus è un progetto da seguire.

I robot umanoidi potrebbero ben lavorare nel settore della difesa naturale e della immunizzazione dell’ambiente.

In particolare quando il personale umano non è disponibile, o per mansioni capillari particolari, previa speciale regolamentazione.

Come si può notare, il mondo popolato dalle hIE e dai Giftia, così come dai robot umanoidi, non è poi così remoto.

Eco Robot resta sempre con noi
Eco Robot aiutaci a superare le sfide ambientali e climatiche di oggi e di domani – Immagine Giz Modo

Conclusioni

Come la generazione degli anni 70 ed 80 (del XX° secolo) è cresciuta esaltandosi per Ufo Robot, Jeeg Robot, Gundam, Daitarn e tanti altri robot umanoidi, anche oggi dobbiamo pensare allo straordinario ruolo educativo che i nuovi “eroi della sostenibilità” (intesi come soft robot, mini robot, robot umanoidi ed altri) possono avere attraverso l’educazione, l’esempio e il racconto di ciò che è giusto fare.

Perché se sapremo appassionare le nuove generazioni a queste pratiche, allora avremo davvero vinto.

C’è un obiettivo da raggiungere, una missione difficile da portare a termine, una vera battaglia da affrontare, prima di tutto con l’educazione, l’informazione e la dimostrazione concreta di ciò che significa vincere su inquinamento ed effetti del clima, grazie al binomio natura + tecnologie.

Queste sono le tre armi con cui potremo equipaggiare il nostro Eco Robot e vincere nella battaglia contro l’insostenibilità: informazione, educazione e partecipazione (supportata dalle tecnologie, anche robotiche).

Come per magia, esse si trasformeranno nella nostra “alabarda spaziale“, nelle nostre “lame rotanti” e sapranno creare una immensa “pioggia di fuoco” tale da accendere la passione per un nuovo modo di proteggere natura, ambiente, salute e qualità della vita sul pianeta.

Amico Eco Robot, cominciamo oggi una grande avventura insieme; tu resta sempre al nostro fianco ed il mondo sarà presto un posto migliore.


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