Il Fiume Olona che scorre nei pressi del Castello di Legnano

Fiume Olona presso il Castello di Legnano

Written by Graziano Beolchi

Gennaio 31, 2026

Fiume Olona

Il fiume Olona è uno dei più famosi corsi d’acqua lombardi e si trova nella parte Nord-Ovest della regione: attraversa l’Alto Milanese, entra nella città di Milano e dopo un percorso sotterraneo confluisce nel Lambro Meridionale. L’Olona rappresenta una caso di grande interesse per quanto riguarda la protezione naturale nei confronti delle alluvioni, considerando che buona parte del suo percorso è caratterizzato dalla vicinanza di una rigogliosa natura.

A differenza dei contesti urbani, quando un fiume scorre in ambiente rurale potrebbe sembrare più “semplice” intervenire sulla natura circostante, con l’obiettivo di ridurre la vulnerabilità al rischio alluvionale. Questo è vero solo in teoria, perché nella pratica è necessario un impegno ingente (e spesso scoraggiante) data la dimensione dell’area interessata dal potenziale rischio di alluvione. La versione alfa della IA utilizzata dal Gruppo di Lavoro ha elaborato un numero elevato di scenari possibili per interventi sull’ambiente naturale lungo il corso del fiume: di seguito se ne trovano 5, che presentano il ruolo essenziale delle protezioni naturali in un punto preciso del suo corso.

Prima, però, l’immagine di riferimento che fa da base sulla quale si sono realizzate le simulazioni (immagine datata 18 Settembre 2015, caricata online, licenza Creative Commons, ritagliata a dimensioni di 1024×1024 pixel).

Fiume Olona presso il Castello di Legnano

L’Isola Naturale sull’Olona nei pressi del Castello di Legnano

L’immagine di riferimento ritrae il fiume Olona in prossimità di un’isola naturale che ospita il Castello di Legnano, luogo di rilevanza storica e turistica. Una prima osservazione riguarda la presenza significativa di vegetazione nativa lungo entrambe le sponde del corso d’acqua.

Questa condizione rappresenta, da un lato, un potenziale beneficio in termini di rallentamento delle acque in caso di esondazione; dall’altro, può costituire un fattore di rischio se non correttamente gestita. Una vegetazione eccessivamente densa o non selezionata, infatti, può compromettere la connettività fluviale, favorire l’accumulo di detriti e ridurre la capacità di deflusso controllato del fiume.

Numerosi studi hanno inoltre evidenziato come la vegetazione ripariale, se collocata in modo non funzionale all’interno di una piana alluvionale, possa contribuire all’innalzamento del livello idrico durante eventi di piena, amplificando gli effetti dell’alluvione anziché mitigarli. Per questo motivo, l’intervento sull’ambiente naturale non deve essere inteso come una semplice conservazione passiva, ma come una gestione attiva e mirata, capace di prevenire il peggioramento delle condizioni nel tempo.

L’area rappresentata dall’immagine presenta ulteriori elementi di complessità che richiedono un’analisi approfondita. In primo luogo, è necessario valutare l’effettiva capacità delle specie vegetali presenti di svolgere una funzione di barriera sia nei confronti dell’acqua sia degli inquinanti potenzialmente presenti. A tal proposito, è opportuno ricordare come anche la stampa locale abbia più volte richiamato l’attenzione sulla possibile presenza di PFAS nelle acque del fiume Olona. Questo aspetto rende indispensabile affiancare alla protezione idraulica una strategia di prevenzione primaria orientata alla tutela della salute.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il suolo. Le sue capacità di infiltrazione e ritenzione idrica possono essere significativamente migliorate attraverso interventi mirati, così da contrastare in modo più efficace sia l’avanzamento delle acque esondate sia la mobilità degli inquinanti disciolti.

Infine, la dimensione complessiva dell’area rappresentata offre un’importante opportunità progettuale. L’ampiezza dello spazio disponibile consente infatti di estendere la protezione naturale su più livelli, differenziando tipologia e funzione degli elementi naturali disposti in serie, con l’obiettivo di rendere massima l’efficacia complessiva del sistema.

Sintesi

Sulla base dell’immagine di partenza, il fiume Olona, nel tratto che scorre in prossimità del Castello di Legnano, può essere interessato da interventi orientati a:

  • regolazione funzionale della vegetazione ripariale;
  • creazione di aree a elevata capacità di infiltrazione e ritenzione dell’acqua;
  • realizzazione di fasce filtro su scala più estesa;
  • inserimento mirato di elementi naturali con funzione di barriera diretta alle acque;
  • posizionamento di elementi vegetali atti a rallentare ulteriormente il flusso idrico.

Le immagini seguenti mostrano 4 possibili trasformazioni del territorio (scenari), ottenute a partire da una fotografia reale e rielaborata con strumenti di intelligenza artificiale. Gli elementi naturali presenti (corsi d’acqua, vegetazione, aree di espansione, sistemi verdi, suolo) sono stati rafforzati, ampliati e/o riorganizzati per mostrare come la natura potrebbe svolgere una funzione più efficace di protezione contro eventi alluvionali estremi.

Non si tratta di progetti esecutivi, ma di visualizzazioni esplorative, pensate per rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile nel dibattito pubblico: il potenziale della natura come prima infrastruttura di sicurezza. Queste immagini sono un invito al confronto.

Primo Scenario

Il fiume Olona scorre nei pressi del castello di Legnano

In questo scenario l’intervento si concentra prevalentemente sulla gestione della vegetazione con funzione di barriera alle esondazioni. Osservando il versante sinistro dell’immagine, si nota una porzione rivegetata con elementi naturali selezionati per favorire l’assorbimento dell’acqua. Il suolo appare più scuro, a indicare un aumento della capacità di infiltrazione e ritenzione idrica. L’assetto complessivo risulta meno inclinato rispetto alla configurazione di partenza, ma le misure proposte mantengono efficacia anche in condizioni differenti.

L’effetto barriera principale è affidato alla vegetazione retrostante. Sul lato sinistro dell’immagine compare infatti una fascia di “filtro verde” costituita da elementi naturali di maggiore altezza, organizzati in modo da configurare un’area assimilabile a un prato strutturato. In questo scenario non sono presenti piante floreali, ma il loro inserimento rimane una possibilità compatibile, qualora si rendesse necessaria un’azione depurativa aggiuntiva. Secondo numerosi studi internazionali, configurazioni di questo tipo risultano particolarmente efficaci nel rallentare il flusso dell’acqua in caso di esondazione.

Per quanto riguarda il suolo, sia sulla sponda sinistra sia su quella destra si osserva la presenza di terreni ad alta capacità di infiltrazione. Sul versante destro, tale suolo è coperto da una fitta vegetazione che contribuisce ulteriormente all’assorbimento idrico. Ne risulta una differenziazione funzionale tra le due sponde: a sinistra, lo spazio disponibile consente la creazione di una barriera estesa; a destra, più limitata in termini di superficie, si privilegia invece l’infiltrazione e la ritenzione nel suolo.

Uno scenario di questo tipo, orientato principalmente alla riorganizzazione e miglioramento funzionale degli elementi verdi già presenti, lascia comunque spazio all’introduzione di nuove specie compatibili dal punto di vista ecologico, dotate di capacità di assorbimento selettivo degli inquinanti. L’azione complessiva di mitigazione riguarda sia le acque di esondazione sia quelle derivanti dal deflusso superficiale in occasione di eventi piovosi intensi.

Secondo Scenario

In questo scenario l’effetto barriera risulta particolarmente accentuato grazie alla presenza di vegetazione di dimensioni rilevanti in prossimità della riva. Tale vegetazione è preceduta, sul versante sinistro dell’immagine, da una fascia di piante erbacee ad elevata capacità assorbente, la cui funzione principale è la stabilizzazione del suolo e l’infiltrazione delle acque, così da favorire il rallentamento del flusso prima che questo intercetti la vegetazione retrostante.

Gran parte del versante sinistro è occupata da elementi vegetali di maggiore altezza, disposti in modo da rendere massimo l’effetto barriera nei confronti delle acque in esondazione. Il suolo sottostante presenta buone capacità di infiltrazione, ma in questo scenario l’obiettivo prevalente è il contenimento e il rallentamento della massa d’acqua piuttosto che la sua dispersione nel terreno. All’interno di questa barriera verde sono inserite anche piante floreali, collocate lungo le principali linee di dispersione previste per l’acqua, con lo scopo di intercettare e trattenere eventuali contaminanti.

Anche sul versante destro dell’immagine si osserva la presenza di vegetazione floreale, a sottolineare come questo scenario ponga una particolare attenzione alla depurazione delle acque esondate. Qui la vegetazione, di altezza inferiore, è associata a un terreno con elevata capacità di infiltrazione, in modo da garantire un tempo di contatto sufficiente tra acqua e suolo e permettere agli elementi naturali di svolgere efficacemente la loro funzione di rimozione degli inquinanti.

Nel complesso, questo scenario adotta un approccio doppio: da un lato una barriera naturale densa e strutturata che agisce come ostacolo fisico al flusso dell’acqua; dall’altro, una distribuzione controllata dell’acqua su superfici più ampie e infiltranti, per portare ai massimi livelli sia la depurazione che l’assorbimento. Un’impostazione di questo tipo deve essere sempre adattata alle specifiche caratteristiche del contesto territoriale e alla presenza di eventuali infrastrutture o elementi sensibili da proteggere.

Terzo Scenario

In questo scenario viene adottato un approccio definibile come “ibrido”, basato sull’alternanza di diverse tipologie di barriere naturali all’interno della medesima area. L’obiettivo è aumentare la protezione complessiva in modo uniforme, senza privilegiare un singolo aspetto rispetto agli altri: al rallentamento delle acque in esondazione viene attribuita la stessa importanza dell’infiltrazione e dell’assorbimento da parte del suolo.

Sul versante sinistro tale impostazione risulta particolarmente evidente. La riva del fiume è caratterizzata dalla presenza di piante acquatiche di dimensioni significative, che costituiscono una vera e propria “prima linea” di contrasto alla diffusione dell’acqua. Oltre alla funzione di barriera, queste piante svolgono un ruolo fondamentale nella stabilizzazione della riva, grazie a radici profonde e diffuse.

Immediatamente a monte delle piante ripariali si trova un’area ben delimitata, caratterizzata da una copertura erbacea molto bassa che configura un vero e proprio “tappeto” ad altissima capacità assorbente. Tale risultato è ottenuto sia grazie alla vegetazione sia alla presenza di un suolo altamente infiltrante, dotato di elevate capacità di ritenzione idrica. Questa area appare volutamente “progettata” sulla base di due valutazioni preliminari: le principali linee di dispersione delle acque esondate e l’effetto di deviazione del flusso esercitato dalla vegetazione ripariale. Le simulazioni effettuate tramite intelligenza artificiale hanno infatti individuato questa zona come quella con maggiore probabilità di accumulo idrico, giustificando la predisposizione di un’area con caratteristiche di assorbimento particolarmente elevate.

Alle spalle di quest’area si estende un’ulteriore barriera naturale, composta da piante di dimensioni maggiori, selezionate e disposte per intercettare il flusso dell’acqua in entrambe le direzioni: sia in caso di esondazione dal fiume, sia nel caso di deflusso superficiale proveniente dalle aree circostanti.

Anche sul versante destro dell’immagine è presente una vegetazione stabilizzante in prossimità della rima dell’acqua. Tuttavia, poiché questo scenario è fortemente orientato al contenimento idraulico, sul lato destro si mantiene prevalentemente un manto erboso infiltrante, associato a un suolo ad alta capacità di assorbimento, così da garantire almeno una funzione di base di immobilizzazione degli inquinanti eventualmente presenti.

Quarto Scenario

Un altro scenario per la protezione del fiume Olona presso il castello di Legnano

In questo scenario l’impostazione si discosta in modo significativo dai precedenti, poiché l’effetto barriera risulta meno marcato a favore di un rafforzamento della stabilizzazione delle rive, pur mantenendo un’attenzione costante alle capacità di infiltrazione e assorbimento del suolo.

Lungo entrambe le sponde sono presenti arbusti specificamente selezionati per la tenuta del terreno e la riduzione del rischio di erosione, a testimonianza dell’importanza attribuita alla stabilità delle rive. Nonostante questa impostazione comune, i due versanti mostrano differenze funzionali rilevanti.

Sul versante sinistro, immediatamente a monte degli arbusti stabilizzanti, si osserva un’area scarsamente vegetata ma caratterizzata da un suolo con elevata capacità di infiltrazione. Questa zona svolge una funzione di “doppio filtro”: il terreno intercetta e trattiene l’acqua, mentre specifiche specie vegetali, selezionate per le loro proprietà depurative, contribuiscono alla rimozione di eventuali inquinanti. Alle spalle di quest’area si estende una barriera naturale più ampia, con funzioni analoghe a quelle osservate negli altri scenari, capace di intercettare e rallentare il flusso idrico sia dal fiume verso l’esterno sia in direzione opposta.

La differenza più significativa riguarda il versante destro. In questo caso, oltre agli arbusti in prossimità della riva, sono presenti piante di maggiore altezza disposte su un suolo ad elevata capacità di infiltrazione. Se negli scenari precedenti questo versante era dedicato quasi esclusivamente all’infiltrazione e alla ritenzione idrica, qui assume anche una funzione di barriera estesa. La disposizione degli elementi vegetali, più o meno densa in funzione delle principali linee di dispersione dell’acqua, consente di rallentare il flusso anche su questo lato del corso d’acqua.

L’azione depurativa sul versante destro è concentrata soprattutto in prossimità della riva ed è rappresentata, in modo simbolico, dalle piante floreali in primo piano. Questo indica che l’intervento di prevenzione naturale nei confronti degli inquinanti agisce in modo continuo nel tempo, anche in assenza di eventi di esondazione, configurandosi come una misura permanente di miglioramento della qualità delle acque.

Riepilogo Immagini

Di seguito le immagini, con possibilità di ingrandimento, dei quattro scenari descritti sopra.

Fiume Olona presso Castello di Legnano - Primo Scenario
Fiume Olona presso Castello di Legnano – Primo Scenario
Fiume Olona presso Castello di Legnano - Secondo Scenario
Fiume Olona presso Castello di Legnano – Secondo Scenario
Fiume Olona presso Castello di Legnano - Terzo Scenario
Fiume Olona presso Castello di Legnano – Terzo Scenario
Fiume Olona presso Castello di Legnano - Quarto Scenario
Fiume Olona presso Castello di Legnano – Quarto Scenario

Disclaimer

Queste immagini non propongono soluzioni, ma diverse possibilità. Sono state generate a partire da una fotografia reale (al momento dello scatto) e rielaborata con strumenti di intelligenza artificiale per immaginare come il territorio potrebbe apparire se la natura fosse rafforzata nel suo ruolo di protezione. Gli elementi presenti non rappresentano interventi progettuali né indicazioni operative, ma una visualizzazione esplorativa basata su principi noti di gestione naturale dell’acqua e di ogni altra risorsa.

Ogni territorio ha caratteristiche, vincoli e storie proprie: per questo le immagini postate sopra non vanno lette come risposte, ma come domande aperte rivolte a chi vive, amministra e conosce questi luoghi. Il loro scopo è rendere visibile ciò che spesso rimane astratto: il potenziale della natura come prima infrastruttura di sicurezza.

Le visualizzazioni presenti sul portale non costituiscono proposte progettuali, né indicazioni tecniche, ma diventano strumenti di supporto al dialogo e alla riflessione collettiva. In estrema sintesi si può concludere che le immagini del portale non sostituiscono il confronto locale, bensì lo aprono.

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