Torrente Tinella
Il torrente Tinella scorre pressoché esclusivamente nel territorio della provincia di Cuneo, in Piemonte. Lungo 23 km, sfocia nel Belbo, di cui è il principale affluente, proprio in corrispondenza del territorio del comune di Santo Stefano Belbo, oggetto dell’interesse in questa occasione. Il Tinella ha una portata abbastanza limitata, poiché i suoi affluenti sono pochi e modesti, tuttavia, in caso di manifestazioni climatiche estreme, può esondare e necessita di essere tenuto sotto osservazione.
Il Tinella va considerato anche sul piano del potenziale inquinamento delle acque, considerata la sua storia: negli anni passati, infatti, è stata documentata la presenza di varie sostanze inquinanti (metalli pesanti, ammoniaca, tensioattivi, inquinamento organico ed altri ancora). Pertanto, è utile fare in modo che la natura presente sul territorio contribuisca direttamente a ridimensionare questa minaccia.
Prima, però, l’immagine di riferimento che fa da base sulla quale si sono realizzate le simulazioni (immagine datata 06 Maggio 2014, caricata online, licenza Creative Commons, ritagliata a dimensioni di 1024×1024 pixel).
Il Torrente Tinella nei pressi di Santo Stefano Belbo
L’immagine postata sopra rappresenta un torrente incassato, con sponde ben delineate e una presenza vegetale abbondante nell’intorno. In contesti di questo tipo, una vegetazione molto densa ma non strutturata funzionalmente può causare problemi di connettività fluviale, intesa come la capacità del torrente di scorrere e funzionare in modo continuo, senza ostacoli artificiali o naturali instabili.
Anche il suolo rappresenta un importante ambito di intervento, in particolare per quanto riguarda le sue caratteristiche di permeabilità e di ritenzione idrica. Sul lato sinistro dell’immagine appare evidente una limitata componente vegetale, insufficiente a garantire un’efficace funzione protettiva: questo vale sia per l’assorbimento dell’acqua da parte del suolo, sia per l’azione di barriera fisica, tanto nei confronti dell’acqua in esondazione quanto del deflusso superficiale (ruscellamento) proveniente dai versanti.
Il caso del torrente Tinella, presentato in questa immagine, è caratteristico per la presenza di una vegetazione abbondante ma non ottimizzata rispetto alla dinamica del flusso idrico. Tale condizione rende necessario un intervento di riordino della componente vegetale, con l’obiettivo di regolare il flusso dell’acqua e, allo stesso tempo, incrementare la capacità complessiva di assorbimento e ritenzione idrica del sistema.
Limitando l’osservazione al contesto mostrato dall’immagine, emerge qualche incertezza sulla possibilità di ricavare ampie zone dedicate all’infiltrazione e alla ritenzione dell’acqua. Appare invece teoricamente più agevole l’attuazione di interventi mirati alla creazione di un efficace effetto di barriera naturale, finalizzato al rallentamento del flusso durante le esondazioni.
La versione alfa dell’IA utilizzata dal Gruppo di Lavoro ha elaborato una serie di scenari che tengono conto di queste diverse possibilità.
Sintesi
Sulla base dell’immagine di partenza, il torrente Tinella, nel tratto che scorre in prossimità del territorio di Santo Stefano Belbo, può essere sottoposto a un intervento di:
- riordinamento della vegetazione ripariale;
- creazione di un’area a elevata infiltrazione per l’acqua fuoriuscita dall’alveo;
- realizzazione di zone filtro ad alta densità vegetale con funzione di barriera fisica al flusso;
- gestione e reindirizzamento controllato dell’acqua durante le esondazioni;
- neutralizzazione, attraverso processi di immobilizzazione o estrazione, di inquinanti di particolare interesse eventualmente presenti nella colonna d’acqua (azione costante e prolungata nel tempo, non limitata ai soli eventi di esondazione).
Le immagini seguenti mostrano 4 possibili trasformazioni del territorio (scenari), ottenute a partire da una fotografia reale e rielaborata con strumenti di intelligenza artificiale. Gli elementi naturali presenti (corsi d’acqua, vegetazione, aree di espansione, sistemi verdi, suolo) sono stati rafforzati, ampliati e/o riorganizzati per mostrare come la natura potrebbe svolgere una funzione più efficace di protezione contro eventi alluvionali estremi.
Non si tratta di progetti esecutivi, ma di visualizzazioni esplorative, pensate per rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile nel dibattito pubblico: il potenziale della natura come prima infrastruttura di sicurezza. Queste immagini sono un invito al confronto.
Primo Scenario

In questo scenario, l’intervento principale riguarda la rimozione selettiva della vegetazione sul versante destro dell’immagine, che consente di liberare una sponda sulla quale vengono introdotti tre distinti livelli di protezione naturale. In prossimità della riva, a diretto contatto con l’acqua, è presente una serie di elementi naturali costituiti da piante acquatiche, con funzione prevalente di assorbimento e immobilizzazione degli inquinanti eventualmente presenti nella colonna d’acqua.
Il terreno della sponda è stato arricchito con ammendanti naturali in grado di aumentarne la capacità di infiltrazione e ritenzione idrica, come evidenziato dalla colorazione più scura del suolo. Nella porzione più interna sono collocati elementi naturali di maggiore dimensione, con funzione di barriera meccanica nei confronti dell’acqua durante le esondazioni, che contribuiscono al contempo a favorire l’assorbimento da parte del suolo modificato.
A supporto di questo triplo sistema di protezione, sull’estrema destra dell’immagine si osservano ulteriori due livelli funzionali: una copertura erbosa spessa e densa, con funzione di assorbimento e infiltrazione, posta davanti a un’area priva di vegetazione ma caratterizzata da elevata capacità di accumulo e ritenzione idrica. Questi livelli aggiuntivi sono pensati anche per regolare il deflusso superficiale (ruscellamento) in caso di piogge intense.
Sul lato sinistro dell’immagine, la modifica di una struttura in pietra presente nell’originale è da considerarsi irrilevante ai fini della protezione idraulica. Ciò che assume rilievo è la presenza di un doppio livello di protezione costituito da suolo ad alta permeabilità e da elementi vegetali selezionati e disposti in serie, con funzione di barriera naturale al flusso. In questo scenario, tuttavia, l’effetto barriera risulta secondario rispetto all’obiettivo principale, che è il controllo costante del livello delle acque mediante il potenziamento delle capacità di infiltrazione e ritenzione idrica.
Secondo Scenario

In questo scenario, l’unica variazione rispetto al precedente riguarda gli elementi vegetali presenti sul lato sinistro dell’immagine. In particolare, si osserva la sostituzione delle specie originarie con altre compatibili dal punto di vista della biodiversità, ma dotate di caratteristiche funzionali specifiche.
Si tratta di piante erbacee di media altezza, capaci di ridurre la velocità dell’acqua durante esondazioni di lieve intensità. L’intervento rappresenta una misura parziale ma plausibile, applicabile in tratti dell’argine che risultano particolarmente idonei sulla base delle simulazioni effettuate. Questo approccio consente di distinguere le aree in cui privilegiare l’assorbimento dell’acqua da quelle in cui è più opportuno agire mediante barriere al flusso, soprattutto in condizioni di rischio idraulico moderato. In questo contesto, l’IA supporta la simulazione delle diverse casistiche di esondazione e l’individuazione dei punti più adatti alla localizzazione delle barriere naturali.
Per incrementare l’efficacia dell’intervento è possibile arricchire ulteriormente il suolo con elementi naturali assorbenti, in grado di interagire anche con eventuali inquinanti, mantenendo al contempo un adeguato livello di infiltrazione.
Sul lato destro dell’immagine, le soluzioni adottate rimangono invariate rispetto al primo scenario, fatta eccezione per le misure localizzate nella zona più distante dall’alveo. In luogo della copertura erbosa molto densa finalizzata alla massima infiltrazione, è presente un pendio vegetato con piante erbacee di maggiore altezza, che svolgono una funzione prevalente di barriera fisica sia nei confronti dell’acqua in esondazione sia del deflusso superficiale. Il suolo scuro esterno mantiene la funzione di area a elevata capacità di infiltrazione per il controllo delle alluvioni conseguenti a piogge intense.
Terzo Scenario

In questo scenario, l’attenzione è rivolta principalmente alla capacità di assorbimento dell’acqua da parte del suolo sul versante destro dell’immagine. L’IA ha elaborato due strutture che agiscono in sinergia, svolgendo funzioni complementari.
La prima struttura, visibile nella parte superiore destra, consiste in una modifica dell’argine sotto forma di pendio con vegetazione fitta e stratificata, sia erbacea sia arbustiva. La sua funzione principale è quella di rallentare in modo efficace la massa d’acqua in esondazione. Ai piedi del pendio è presente una via inerbita (via d’acqua erbosa), con la funzione specifica di convogliare l’acqua verso una zona umida di accumulo e assorbimento situata all’esterno dell’area rappresentata. Tale zona consente di concentrare e successivamente depurare l’acqua raccolta grazie alla presenza di elementi naturali selezionati, costituiti da un mix di piante e microrganismi.
Il versante destro è in larga parte occupato da un’area con vegetazione erbacea a bassa altezza, rappresentata come una lieve depressione a partire dalla sponda, a simboleggiare la facilità di accumulo dell’acqua fuoriuscita dall’alveo e del deflusso superficiale. In alternativa, la conformazione può assumere una geometria a cunetta, come osservato nei precedenti scenari.
La funzione prevalente di quest’area è il rallentamento del flusso associato all’incremento dell’infiltrazione nel terreno, al fine di impedire che l’acqua in esondazione raggiunga zone poste a notevole distanza. La struttura nel suo complesso svolge una funzione analoga a quella di una vasca di bioritenzione completamente naturale, con piante erbacee che favoriscono l’assorbimento e la depurazione dell’acqua in modo continuo. Gli elementi vegetali sono volutamente rappresentati in forma generica, tenendo conto della variabilità estetica e funzionale legata alla compresenza di più specie.
Quarto Scenario

In questo scenario, sul lato destro dell’immagine è presente una struttura doppia con una duplice funzione: aumentare la capacità di infiltrazione del suolo e ridurre la velocità del flusso, sia per l’acqua in esondazione sia per le acque di ruscellamento provenienti dai versanti in caso di piogge intense.
La prima componente è costituita da una zona vegetata con piante erbacee a bassa altezza, disposte in serie su più file e piantumate su un substrato altamente permeabile all’acqua. Questi elementi svolgono la funzione di rallentare e distribuire il flusso, favorendo l’infiltrazione e la ritenzione idrica già nelle fasi iniziali dell’esondazione.
In posizione immediatamente retrostante, a una distanza variabile in funzione del contesto, si estende un’area vegetata con elementi naturali di maggiore altezza, disposti in un reticolo fitto con funzione quasi esclusivamente di barriera fisica nei confronti dell’acqua in esondazione, svolgendo un’azione di laminazione del deflusso.
L’orientamento obliquo di questa struttura è una scelta dell’IA finalizzata a favorire il direzionamento delle acque esondate verso un’area precedentemente individuata, in modo analogo al tracciato di una via d’acqua inerbita, che potrebbe essere ulteriormente integrata e delimitata attraverso la distribuzione della componente vegetale.
Un ultimo aspetto di interesse riguarda la conformazione della sponda sul versante destro, rappresentata come pianeggiante per esigenze di visualizzazione. In contesti reali, uno scenario di questo tipo può adattarsi a diverse condizioni morfologiche, previa verifica della disponibilità di spazio sufficiente per estendere in modo efficace la zona vegetata destinata alla dissipazione dell’energia del flusso.
Riepilogo Immagini
Di seguito le immagini, con possibilità di ingrandimento, dei quattro scenari descritti sopra.




Disclaimer
Queste immagini non propongono soluzioni, ma diverse possibilità. Sono state generate a partire da una fotografia reale (al momento dello scatto) e rielaborata con strumenti di intelligenza artificiale per immaginare come il territorio potrebbe apparire se la natura fosse rafforzata nel suo ruolo di protezione. Gli elementi presenti non rappresentano interventi progettuali né indicazioni operative, ma una visualizzazione esplorativa basata su principi noti di gestione naturale dell’acqua e di ogni altra risorsa.
Ogni territorio ha caratteristiche, vincoli e storie proprie: per questo le immagini postate sopra non vanno lette come risposte, ma come domande aperte rivolte a chi vive, amministra e conosce questi luoghi. Il loro scopo è rendere visibile ciò che spesso rimane astratto: il potenziale della natura come prima infrastruttura di sicurezza.
Le visualizzazioni presenti sul portale non costituiscono proposte progettuali, né indicazioni tecniche, ma diventano strumenti di supporto al dialogo e alla riflessione collettiva. In estrema sintesi si può concludere che le immagini del portale non sostituiscono il confronto locale, bensì lo aprono.