Lago D’Aral: La Più Difficile Sfida Contro Il Tempo E Il Clima

Le prospettive per il futuro del Lago d’Aral sono incerte. Si è determinato che questo è teatro del peggior ecodisastro della storia. Ci sono 3 cose che fanno la differenza e la faranno soprattutto negli anni a venire, ma sono 2 le premesse negative su cui si poggia tutta questa drammatica vicenda.

Da una parte il cambiamento climatico e le conseguenze che esso può determinare sulla vita di interi popoli, cosa che sta accadendo già adesso in varie parti del mondo.

Dall’altra, la scelleratezza umana, che ha creato le migliori premesse affiché il disastro ambientale e climatico si realizzasse.

Nel caso del Lago d’Aral questi elementi si sono dimostrati in tutta la loro sventurata validità.

Oggi, che le acque del lago sono a circa il 10% di quanto erano un tempo, non possiamo che riflettere su quanto l’uomo sia irresponsabile.

Soprattutto, su quanto sia impossibile “fidarsi” ancora di chi, in nome di profitti e tornaconto, è stato disponibile a devastare un ecosistema intero.

Tuttavia, stiamo bene attenti, perché il caso del Lago d’Aral è emblematico di tante altre simili situazioni. Magari non (ancora) così drammatiche, ma ancora ci sono persone ed entità di varia natura disposte a devastare l’ecosistema per ottenere “benefici”, seppur labili e provvisori.

Conoscere quanto accaduto e sta accadendo in questo lago, ci è di grande aiuto per essere “immuni” agli atteggiamenti scellerati di (ancora troppe) realtà della politica e dell’imprenditoria.

Lago d'Aral una sfida cruciale per l'intera umanità -immagine landysadventures
Lago d’Aral una sfida cruciale per l’intera umanità – immagine landysadventures

Lago D’Aral: Una Tragedia Senza Fine

C’è un posto, nel mondo, che ci basterebbe vedere una volta per provare un senso di desolazione profonda e ci farebbe inorridire, per l’incoscienza umana che non si ferma di fronte a nulla, nemmeno al cospetto di morte e devastazione.

Qualche anno fa, infatti, il Lago d’Aral era chiamato anche “mare”, per le sue consistenti dimensioni che lo portavano ad essere il quarto lago più grande del mondo.

Ora, questo lago non è più riconoscibile: avendo perso il 90% della sua superficie d’acqua, si è trasformato in un vero e proprio deserto, tossico ed inospitale, al punto che da ormai diversi anni anche le Nazioni Unite lo hanno battezzato come il luogo di “uno dei più grandi disastri della storia”.

Lago d'Aral una distesa brulla ed inospitale
Il Lago di Aral uno dei maggiori disastri della storia – immagine WallpaperUP

Lago Aral: Come Siamo Arrivati A Questo?

Non sembra vero, ma una politica senza criterio partita dai tempi della guerra fredda ed indirizzata alla coltivazione intensiva del cotone in una zona molto arida ha comportato la derivazione degli affluenti del lago Aral.

Così facendo, il lago non è stato più alimentato e questa mancanza di apporto d’acqua lo ha a ridotto ad una pozzanghera grande il 10% di quanto era solo qualche anno prima.

Tuttavia, non si tratta solo di questo.

Infatti, la presenza ingombrante dell’industria bellica ha lasciato segni indelebili, in termini di inquinamento tossico.

Sia con emissioni dirette, quando era in attività, sia con i residui dei fantasmi che sono oggi ancora presenti nell’area.

Le fabbriche e le zone industriali abbandonate sono tra i peggiori fattori per quanto riguarda il rischio ambientale e danno una grande mano ai cambiamenti climatici.

Nel caso del Lago d’Aral, questa micidiale combinazione (contaminazione + aridità) ha saputo manifestarsi in tutta la sua potenzialità di danno.

Le prospettive per il futuro del lago d'Aral sono anche una questione geopolitica
La posizione del Lago di Aral – immagine Marine Insight

Lago Aral: Dove Si Trova

La posizione del Lagod’Aral è molto strategica, infatti si trova al confine tra Kazakistan ed Uzbekistan.

Un tempo compreso all’interno dell’Unione Sovietica, potremmo dire che l’URSS ha devastato completamente il territorio.

Ora, con immane fatica, tocca a questi due paesi porre rimedi, per quanto possibile (con il supporto auspicabile della comunità internazionale).

Le città di Aralsk, sul versante Kazako e quella di Moynaq, su quello Uzbeko, sono diventate un pò il “simbolo” di questa “vita al limite” sulle sponde o comunque in prossimità del grande lago che non c’è più.

Probabilmente sono proprio queste due città che, più di altre dovranno cominciare il percorso di recupero, sfruttando le opportunità che ancora il territorio circostante può mettere a dispsizione.

Una sfida lunga e difficilissima, irta di pericoli, ma da accettare con la massima determinazione.

La progressiva scomparsa del lago negli anni – immagine The Sustainable Development Watch

Lago D’Aral: Cartina

E’ molto interessante osservare la cartina posta sopra.

Come possiamo notare, le acque del lago si sono ritirate progressivamente ed inesorabilmente dagli anni intorno al 1960 in avanti.

Tuttavia, cosa altrettanto interessante, è notare come un disastro ambientale abbia un andamento progressivo, a seguito di un “innesco” e non sia rresti anche una volta che il fatto determinante è passato e non si trova più sul terriotrio.

Ecco perché la difesa naturale, con o senza immunizzazione dell’ambiente è necessaria.

Perché una volta innescato, un danno ambientale continua, evolve, non si limita né circoscrive al suo ristretto terriotrio di incidenza.

Il Lago d’Aral ci insegna quasta cosa in modo molto drammatico e dobbiamo farne tesoro.

Soprattutto per la definizione di quel concetto di “rischio accettabile” che, dobbiamo dirlo, molta parte di amministratori, imprese e persino cittadini non vogliono, per l’appunto, accettare, seppure per motivi opposti.

Diversi tipi di navi nel deserto del Lago di Aral – immagine CENCINI @Monochrome Photography Awards

Lago Di Aral: Scelleratezza Umana E Clima I Nemici Con Cui Fare I Conti

Guardate la foto che c’è sopra, dove alcuni simpatici cammelli brucano spaesati di fianco ai relitti di navi ormai arrugginite.

Ce ne sono a centinaia, tutte sparse su un suolo che una volta voleva dire vita ed ora ci lascia solo una tristezza che, ogni giorno di più, rischia di uccidere persino la speranza.

Forse a molte persone questo sembrerà un fatto di poco conto, invece non lo è, proprio per nulla.

Facendo un “piccolo sforzo” per uscire dal regionalismo pericoloso che domina i nostri tempi, potremmo comprendere che di fronte a questa tragedia della natura emergono tutte le fragilità e debolezze dell’uomo il quale, incapace di programmare il futuro con le “armi” della sostenibilità, ne ricava soltanto un danno ed un futuro a dir poco cupo.

Del resto, difficile pensare che industria bellica e sfruttamento intensivo di una risorsa agricola possano rappresentare investimenti di lungo periodo.

Soprattutto, cozzano parecchio contro ogni criterio di sostenibilità.

I primi a rendersene conto sono stai gli abitanti della zona, che dipendevano dalle risorse del lago.

Questo non riguardava solo la presenza di acqua, preziosissima in una zona molto arida, ma anche per tutte le attività ed i commerci che si sviluppano nell’ambito di un lago molto esteso.

La scomparsa del 90% del lago ha determinato quindi una proporzionale scomparsa anche di attività economiche, oltre che sociali e culturali.

Tanto per confermare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che un ambiente sano comporta una economia sana, ovviamente vale anche il contrario.

Una volta era il quarto lago piu grande al mondo – immagine Central Asia Tours

Lago Aral ed Agricoltura: L’Inizio Della Fine

Non è solo questione di avere “sfruttato” in modo scriteriato un territorio per scopi agricoli, c’è molto di più.

La coltivazione intensiva del cotone in una zona arida ha cambiato anche il profilo idrografico dell’area.

Essa ha fatto perdere la possibilità di approvvigionamento idrico anche ad altre comunità, che dipendevano non solo dal lago ma anche dai suoi affluenti il cui corso è stato deviato.

Possiamo definirlo “effetto domino”: in materia di politiche ambientali, si verifica quasi sempre.

Secondo questo effetto, quando si punta totalmente su di una risorsa e si fa in modo che tutte le azioni riguardino quella risorsa, da un lato si condanna il territorio a non poter “recuperare” fisologicamente da questo sfruttamento.

Dall’altro, si tolgono rifornimenti vitali ad altre risorse presenti sul territorio.

Inoltre, la diversificazione è essenziale.

Ecco perché il Lago d’Aral non ha avuto scampo quando le cose hanno cominciato a farsi davvero gravi: non vi era alternativa.

Racconto della tragedia del Lago d’Aral – video di U.S.I.

Lago Di Aral: Video

Il Lago di Aral, a detta di chi lo visita, suscita emozioni intense e certo non potrebbe essere altrimenti.

Tuttavia, parlarne non è sufficiente, quindi il video postato sopra ha proprio la funzione di immedesimarci in una realtà che pare lontana da questo mondo.

Purtroppo non è così lontana, in quanto gli ingredienti che hanno portato a questa situazione, cambiamento climatico e scelleratezza umana, non sono affatto sporadici, ma decisamente troppo diffusi.

Per invertire la rotta, dobbiamo solo imparare da esempi di grande valore e qualità, che ci siano da guida nel prevenire i rischi e creare un futuro migliore.

Prospettive per il futuro del lago d'Aral nel ricordo di quando era il quarto mare del mondo
Un tempo, sul Lago d’Aral – immagine O. Dosanov @OrexCA

Mare Di Aral: Un Tempo Si Chiamava Anche Così

Era il quarto lago al mondo per dimensioni.

Basterebbe dire questo per avere un’idea della tragedia che si è consumata e che continua, nonostante (come vedremo alla fine di questa nostra analisi) qualcosa si stia muovendo per cercare di riportare la situazione a livelli più accettabili.

Attività come la pesca erano fiorentissime, sebbene tutte le altre attività produttive legate all’ambiente lacustre e marino erano molto sviluppate.

Il mare aveva una profondità massima di circa 70 metri, con una salinità di circa 10 g/l, quindi potremmo definirlo leggermente salino.

I porti erano ricchi di navi, le comunità di pescatori numerosissime ed i commerci vibranti.

Poi, dagli anni intorno al 1960 in avanti, la situazione è cambiata.

Sembra davvero un altro mondo, se paragonato a quanto accade oggi: purtroppo è la realtà, che va conosciuta per evitare gli errori del passato.

La situazione attuale è sureale – immagine Eurasianet

Lago Aral: Situazione

Un aspetto decisamente interessante, anche perché potremmo fare vari parallelismi con altre realtà nel mondo, è la questione ambientale intesa come disgiunta da quella climatica.

Si tratta di una questione molto grave, perché si compone di almeno due elementi di danno:

  • la contaminazione da pesticidi che ha dominato il tempo sovietico, quando il lago era sfruttato per dare acqua alle coltivazioni di cotone
  • la contaminazione derivante dall’industria bellica che occupava l’isola di Vozrozhdeniya, anche detta “isola della rinascita”

Questo secondo punto è di una gravità ancora maggiore, se pensiamo che il sito era dedicato al collaudo di armi biologiche.

Lo stillicidio di contaminanti ha determinato gravissimi problemi alla fauna ed alla flora locali, prima ancora che queste di fatto quasi sparissero dall’area.

Le prospettive per il futuro del lago d'Aral sono legate anche ai microrgansmi residenti
La residua vegetazione con i suoi microrganismi potrebbe essere un grande aiuto – immagine Travel Tramp

I Microrganismi Del Lago Di Aral: Una Storia Da Conoscere

Una cosa molto interessante è poi quella di scoprire come le comunità di batteri e microrganismi della zona sono cambiate nel corso degli anni.

Questa non è una fine “erudizione scientifica” lontana dalle esigenze e dalle necessità delle persone che vivono nell’area. Anzi, potrebbe essere a buon diritto una delle soluzioni migliori per amabiente e salute.

Si, perché dobbiamo pensare al fatto che molti microrganismi sono in grado di contrastare l’inquinamento.

Pertanto, conoscere come svilupparli e metterli nelle migliori condizioni di agire aiuta a raggiungere una sorta di “immunità ambientale” tale da detossificare molte sostanze o elementi.

Una prospettiva da non dimenticare mai, anche alla luce di quanto stiamo per vedere nella prossima sezione.

La componente “biologica”, a proposito di inquinamento e peggioramento progressivo delle condizioni ambientali del bacino del Lago d’Aral, ha radici storiche importanti.

Non solo importanti, ma decisamente inquietanti.

L’isola su cui si effettuavano test per la guerra biologica – immagine BBC

Lago d’Aral ed Armi Biologiche

Merita un cenno a parte sicuramente anche l’incidente occorso il 30 Luglio 1971 presso l’isola Vozrozhdeniya e che ha coinvolto almeno 10 persone, di cui 3 sono morte (al link si trova un report dettagliato del piano di guerra biologica del regime sovietico, lungo da leggere ma estremamente interessante).

In quel caso si trattò di vaiolo, fuoriuscito dai laboratori, che era conservato e studiato nell’ambito di un programma di guerra biologica su scala industriale. A quei tempi, il sito veniva chiamato Aralsk-7.

Tuttavia, c’è dell’altro. Dopo il 1988, sulle rive del Lago d’Aral furono interrate (non certo accuratamente) qualcosa come 100-200 tonnellate del mix composto da spore di antrace + candeggina.

Questo ha destato notevole preoccupazione negli anni a venire, soprattutto per il fatto che gruppi terroristici si sarebbero potuti impossessare di quelle potenziali “armi biologiche”.

Tuttavia, un’azione congiunta internazionale capeggiata dagli USA ha portato al contenimento (si spera) di queste spore.

Resta il fatto che la storia del luogo è molto sinistra anche per questo e, come sempre facciamo, dobbiamo avere la massima cautela.

Lago d'Aral come era e come è e quali prospettive per il futuro in assenza di interventi
L’involuzione del lago ha portato a tensioni tra Kazakistan ed Uzbekistan – immagine EskiPaper

Lago d’Aral Al Centro Di Contese Anche Politiche

La posizione del lago, unitamente a tutte le questioni ambientali e climatiche, non agevola il dialogo tra le nazioni.

Infatti, si sono create molte tensioni tra i paesi che condividono i confini del lago (Uzbekistan e Tajikistan).

Ciò a causa delle rivendicazioni in materia di derivazione delle acque e delle dighe che si sono realizzate.

Questo specifico punto è quello che ha reso ed ancora rende ancor difficile un intervento internazionale per riportare l’acqua all’interno del lago.

Tuttavia, qualcosa si è mosso ed una piccola luce di speranza si è timidamente accesa.

Sale sulle rive del Lago d’Aral – immagine DownToEarth

Perché il Lago Aral è Salato?

A differenza di quanto accadeva per il lago quando era molto più esteso, la salinità è andata aumentando in modo esponenziale nel corso degli anni.

Ad oggi, l’acqua che rimane ha una salinità di ben oltre 350 g/L, che è persino di più del Mar Morto, tenendo come riferimento il livello di salinità delle acque di mare intorno ai 35 g/L.

La salinità è dovuta a due fattori.

Prima di tutto, la ritirata delle acque ha lasciato enormi quantità di sale, inoltre l’evaporazione delle risorse idriche ha ulteriormente peggiorato il quadro.

La salinità rende ancora più grave la situazione, soprattutto in ottica di prospettive per il futuro del lago d’Aral. Un pò come accade per i pozzi di trivellazione quando vengono abbandonati.

In assenza di piani di “back-up ambientale” il territorio arido ed improduttivo tende a “migrare”, per effetto dei venti e del trasferimento del sale e degli inquinanti anche nelle zone vicine.

Un altro motivo per rendere quasi “obbligatorio” un piano di difesa naturale per limitare il trasporto di questi inquinanti.

Ad esso deve essere associato un programma altamente specifico di “immunizzazione” dell’ambiente per evitare che i contaminanti, soprattutto cancerogeni, possano entrare nella catena alimentare.

Combattere la salinità, inoltre, è necessario per togliere agli effetti dei cambiamenti climatici un importante alleato.

Senza contare che i risultati ottenuti in questo particolare scenario, potranno aiutare molto anche per la preservazione ed il recupero di altre aree.

Ve ne sono infatti alcune che cominciano ad avere caratteristiche simili, come il Lago Urmia in Iran, a sua volta ad alto rischio di essiccamento.

Prospettive per il futuro del lago d'Aral grazie al soccorso di molti gruppi internazionali
Nonostante tutto gli sforzi per salvare il lago sono notevoli – immagine Encyclopedia Britannica

Lago D’Aral: Prospettive Per Il Futuro

Alcuni sostengono che il Lago d’Aral è già oltre la salvezza, nel senso che il territorio è troppo salato da una parte e dall’altra gli effetti del cambiamento climatico non lo riguardano direttamente.

Affermazioni condivisibili solo in parte, in quanto tutto dipende da quella che è la destinazione d’uso che si immagina per questa area.

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, ogni evento che porti ad una modificazione dell’ambiente, al punto di renderla “diversa”, è un “cambiamento climatico”.

Parliamo di questo in altre occasioni, ma il Lago d’Aral ci dimostra come le modificazioni dell’ambiente possono anche non essere dovute al clima inteso come temperature.

Ciò che conta è il “micro-clima” della zona, fatto da un insieme di fattori naturali, umani ed ambientali.

Cambiare il clima non significa solo che “fa più caldo” o che “ci sono più calamità naturali”, sarebbe troppo riduttivo.

Il “cambiamento climatico” cui dobbiamo pensare è molto più “omnicomprensivo”.

Esso riguarda ogni modificazione di parametri vitali nell’ambito di una comunità, siano essi determinati dall’uomo o dal clima o da entrambi in concorso.

Agire su questi elementi cardine determinerà o meno la possibilità di dare prospettive per il futuro al lago d’Aral.

Il bacino del lago su mappa – immagine via ResearchGate

Lago d’Aral e Progetti Per Il Recupero

La storia dei tentativi di recupero del Lago di Aral a condizioni di accettabilità è ricca di iniziative, tra cui certamente dobbiamo citare il “Primo Programma per il Bacino del Lago di Aral“, abbreviato ASBP-1.

Questo programma, creato nel 1994, è molto articolato e prevede la stabilizzazione ed anche il recupero alla vita di alcune specifiche aree critiche del bacino del lago.

Questo attraverso varie iniziative, come un’azione speciale su dighe e riserve d’acqua.

Non solo: anche sistemi di drenaggio, sviluppo di aree umide, attività sui fiumi della zona, in particolare il Syrdarya ed altro ancora.

Prospettive per il futuro del lago d'Aral grazie a nuove dighe
Nuova acqua per il Lago d’Aral grazie alle dighe – immagine NASA Earth Observatory

Un Concorso Per Il Lago Aral

La Banca Mondiale, in collaborazione con vari enti ed università, ha lanciato nel 2020 un contest.

Alla chiamata hanno risposto molte imprese e società variamente impegnate in attività di recupero ambientale.

L’idea alla base era quella di trovare soluzioni applicabili e prospettive per il futuro del lago d’Aral e delle comunità intorno.

I vincitori sono stati una società Olandese ed un gruppo di consulenti ambientali dalla Grecia, che hanno portato all’attenzione rispettivamente:

  • un modello innovativo per prevenire la dispersione degli inquinanti tossici che si sollevano con i venti dal letto del lago desertificato
  • un modello basato sul Cloud per gestire al meglio i pascoli ed evitare che l’allevamento possa determinare ulteriore rischio per l’ecosistema

Tuttavia, come è necessario, anche imprese e gruppi locali hanno dato un importante contributo di idee così come di azioni.

Prospettive per il futuro del Lago d'Aral, con il progetto del giardino di miele
Il progetto di recupero dell’area a spazio vegetativo e produttivo – immagine Anhor Uzbekistan

Le Imprese Locali Per Salvare Il Lago Di Aral

Uno dei progetti che ha ottenuto più interesse per dare prospettive per il futuro al lago d’Aral, senza dubbio è quello che prevede di realizzare “giardini di miele” all’interno del bacino del lago.

L’obiettivo dei proponenti, Natalya Akinshina ed Azamat Azizov (botanici Uzbeki), è quello di riportare la vita dove al momento non cresce nulla.

Il risultato atteso è fare in modo che ci sia un rapido ritorno alla vita, in aggiunta ad una opportunità concreta di sviluppo locale ed economico.

Tutto questo accompagnato da speciali metodi di irrigazione, per garantire longevità e sostenibilità nel tempo.

Il progetto necessiterà di molti anni per attecchire su vasta scala, perché viene condotto individualmente, un’oasi alla volta.

Un altro progetto interessante riguarda l’educazione che un gruppo di donne del Tajikistan rivolge alle popolazioni afflitte in materia di irrigazione sostenibile e pratiche di coltivazione in aree depresse.

Tutto per valorizzare il binomio donne + ambiente, al fine di coinvolgere le comunità nel modo più capillare possibile.

Le prospettive per il futuro del lago d’Aral sono meno cupe di alcuni anni fa.

La riforestazione uno dei cardini per salvare il Lago d’Aral – immagine Living Asia

La Comunità Internazionale In Soccorso Del Lago

Anche il fondo per gli aiuti umanitari americano (USAID) ha lavorato per il recupero del lago.

In particolare, attraverso uno specifico piano triennale si è cercato di intervenire su aspetti quali il miglioramento delle condizioni del suolo e la rivegetazione.

La presenza di nuovi “elementi verdi” deve fare da filtro alla diffusione delle polveri tossiche da un lato.

Dall’altro deve sequestrare anidride carbonica in ottica di contrasto al cambiamento climatico.

Una chiave importante per intervenire efficacemente è proprio la riforestazione.

In aggiunta serve la disponibilità di dati sempre aggornati sul meteo per studiare la distribuzione delle polveri tossiche che vengono trasportate dal lago, come suggerito dalla WMO (Organizzazione Meteorologica Mondiale).

Una sfida davvero titanica, che tuttavia va accettata anche si trattasse di avere solo minimi miglioramenti nel dare prospettive per il futuro al lago d’Aral.

Lago d'Aral e varie tipologie di navi che solcano le sue sabbie
Le navi del deserto nel Lago di Aral – immagine ReverseHomesickness

Conclusioni

La storia drammatica del Lago di Aral ci insegna molte cose.

Tuttavia, per essere pragmatici e soprattutto per dare prospettive di futuro al lago d’Aral, dobbiamo tirare le somme su cosa conta davvero.

Prima di tutto teniamo bene a mente che tanto si può fare, sebbene molte voci si siano levate per gridare alla definitiva sparizione di un intero habitat naturale.

Esso, tuttavia, è presente: mutato, certo, ma ancora lì che aspetta innovazione e futuro.

Detto questo, ci sono tre grandi linee di azione da seguire:

  1. agire sulle emissioni tossiche, sia sulle aree di formazione (all’interno dell’area che una volta era occupata dal lago) sia dove esse ricadono (nei centri abitati)
  2. creare barriere naturali sempre più efficaci ed efficienti e, soprattutto manutenerle, per evitare che, come accade sempre, dopo circa 24 giorni esse smettano di assorbire inquinanti e polveri
  3. recuperare aree ad oggi improduttive e prive di vita, al servizio della qualità di vita da un lato e dell’economia locale dall’altro

Per quanto riguarda le prime due, si può fare tanto con un buon piano di immunizzazione dell’ambiente (per detossificare le polveri).

Ad esso si deve associare una valida strategia di difesa naturale (barriere di elementi verdi lungo le direttrici di diffusione delle polveri).

Per l’ultimo importante punto, l’azione di “prodotti anti-cambiamento climatico” come biochar, speciali tipi di compost ed anche il processo di rimineralizzazione sarà d’aiuto.

E’ una grande sfida, che non possiamo perdere se vogliamo dare prospettive per il futuro al lago d’Aral.

Perché questa zona del mondo ci anticipa oggi quello che la follia umana, insieme alle minacce ambientali e climatiche del nostro tempo, ci presenteranno domani.